l linguaggio dei bambini: come gestire i capricci tra strategie e comprensione dei bisogni/messaggi nella fascia d’età 3-6 anni .

Primo incontro, 15 marzo 2019

Relatrice: Linda Anzaldi, Pedagogista

Accompagnare percorsi di crescita e apprendimento sembra diventare oggi un compito sempre più difficile e complesso, in particolar modo nella fascia d’età 3-6 anni.

I bambini esprimono con linguaggi diversi (linguaggio corporeo, metaforico, affettivo) bisogni e talvolta disagi da ascoltare e ri-ascoltare e nei confronti dei quali occorre innanzitutto condividerne i significati e successivamente costruire, ri-condividere e inventare risposte educative comuni perché i genitori possano consolidare la loro identità di genitori, e la scuola sia un luogo di accoglimento e benessere per grandi e piccini.

Con queste finalità sono state organizzate due serate dedicate alle famiglie dei bambini che frequentano la Scuola d’Infanzia Don Lorenzo Valli, coinvolgendo (tramite un sondaggio) i genitori per la scelta dei temi da affrontare nei due appuntamenti.

Gli incontri sono stati inseriti nel “Progetto Inoltriamoci”  (promosso ormai da cinque anni dall’Assessorato all’Istruzione del Comune di Cameri) e sono stati aperti a tutti, invitando anche le famiglie della Scuola dell’Infanzia Statale.

L’incontro si è articolato in due parti: una prima fase di inquadramento del problema, di informazione e di suggerimenti da parte della Dottoressa Anzaldi; una seconda parte dedicata al lavoro di gruppo per raccogliere situazioni reali e sollecitazioni su cui confrontarsi in un successivo momento plenario

PRIMA PARTE:

  • Solitamente i genitori ricevono dalla scuola la richiesta di collaborazione, di continuità e coerenza con il lavoro scolastico. È necessario però precisare come non sia in realtà possibile “fare a casa come a scuola”. I bambini, tutti, si comportano diversamente a seconda dei contesti; reagiscono in maniera diversa, a casa e a scuola.
  • Tendiamo a definire “furbo” tale comportamento; in realtà attribuiamo ai bambini capacità che sono quelle di noi adulti, ma i bambini di questa età non hanno la nostra “intenzionalità”, a seconda delle relazioni affettive costruiscono i loro comportamenti. Bambini che a scuola si dimostrano molto autonomi, a casa non lo sono. Non c’entra la voglia/non voglia: a scuola il bambino ha scoperto una parte di sé, a casa è privilegiata la relazione di “dipendenza”. Se si dimostrano più dipendenti, non “fanno apposta”, ma costruiscono la loro identità a seconda dell’esperienza che vivono. A casa non c’è il gruppo, mentre a scuola sanno che non possono mantenere il rapporto 1/1. I bambini comprendono che a scuola la figura di riferimento non è a loro completa disposizione. A casa non sanno cos’è l’attesa. A seconda del CONTESTO in termini affettivo/emotivi, loro sono diversi.
  • Ugualmente, però, dobbiamo avere consapevolezza di alcune situazioni relative alle fasi di crescita:

“che cosa dovrebbe fare un bambino di tre anni?”

“che cosa fa bene ai nostri bambini?”

“come gestire frustrazione, fatica, regole?”

Molti genitori non ce la fanno; quando si è acquisito qualcosa è già ora di cambiare…

È necessaria COERENZA sull’idea che abbiamo dei bambini perché crescano sani e sereni.

  • Il LINGUAGGIO dei B. da 3 a 6 anni si esprime non solo parlando; al di là delle parole, i B. parlano CON IL CORPO. Se non tollerano il no, dobbiamo stare tranquilli, le loro “sceneggiate” vanno rilette; i piccoli usano il corpo per esprimersi. Il pianto è la prima modalità comunicativa; il pianto dei neonati è segnale di allarme, allerta per il genitore.

Il bambino scopre il mondo attraverso il corpo e per parlarci usa il corpo; anche se le manifestazioni corporee ci sembrano eccessive (i calci, il buttarsi a terra…) e fanno “disperare” i genitori, i B. non stanno male; ci stanno permettendo di intervenire usando le giuste STRATEGIE.

  • CAPRICCI è parola che andrebbe messa al bando; un comportamento che a noi appare improvviso, bizzarro, stravagante, per un bambino è il messaggio chiaro di un BISOGNO.

Più evidente ancora nel caso del neonato che provoca grande frustrazione nelle neo-mamme che avvertono la forte pressione sociale nella convinzione di non essere adeguate “Piange.. perché?”

Anche dopo, quando la conoscenza del proprio figlio è maggiore non sempre capiamo il bisogno dei nostri bimbi.

Il capriccio è parola da bandire, troppo riduttiva: non hanno ragione, ma ci stanno comunicando qualcosa.

  • Bisogna saper GESTIRE I BISOGNI; non si eliminano i “capricci”, è come se togliessimo tutto l’imprevedibile. Ogni esperienza nuova è come una seconda nascita, è un momento delicatissimo.

Il dramma degli adulti di oggi è che possiedono più strumenti razionali, cognitivi, ma il BUON SENSO e l’ISTINTO devono esserci sempre. Non eliminiamo i capricci, ma possiamo gestirli.

  • Spesso succede che, ad un certo punto, il potere passa ai bambini: si cede, la gestione è passata a loro. Oppure, evitiamo di affrontare il problema: ad esempio, li mettiamo davanti al tablet per sedare la crisi. Tra il lasciare loro il potere e il non gestire, spesso gettiamo la spugna.
  • Gestire vuol dire: “VOI SIETE I PILOTI dell’aereo!”, come farebbe un pilota, non abbandonate mai la vostra postazione; non potete cedere, chi dice l’ultima parola siete voi genitori, gli adulti. Oggi, invece, spesso assistiamo ad un capovolgimento del rapporto adulto/bambino.
  • Dobbiamo diventare bravi a leggere quello che sta succedendo; nel picchiare non c’è apprendimento, se diventa sistematico non serve a nulla; non c’è intenzionalità nei piccoli.

SECONDA PARTE

I genitori si sono divisi in tre gruppi ed hanno esaminato situazioni tratte dalla loro esperienza reale; al termine, ciascun gruppo ha illustrato una delle situazioni emerse, analizzate poi dalla Pedagogista.

  • Primo caso:

il b. non vuole andare a dormire, deve assolutamente finire il suo puzzle; “crisi isterica”, pianto ininterrotto da togliere il respiro; i genitori lo mettono in castigo, in piedi contro il mobile… inutile… il b. infine viene accolto e consolato e si decide ad andare a letto

  • Secondo caso:

b. di quasi cinque anni; ogni sera c’è la solita routine: pigiama, cartoni, si lavano i denti e poi a letto; una sera si rifiuta categoricamente di mettere il dentifricio sullo spazzolino; segue il ricatto: “o metti il dentifricio o non vengo a dormire con te”; di nuovo il rifiuto, infine esce dalla stanza e il papà lo porta a letto.

  • Terzo caso:

b. di 6 anni; al mattino cerca sempre qualcosa da portare a scuola, una mattina vorrebbe prendere la macchina telecomandata, al rifiuto dei genitori dichiara di non voler uscire di casa… alla fine viene trascinato di peso

Commento della Dottoressa:

  • Primo caso:

i bambini, fino a 6/7 anni NON HANNO LA COGNIZIONE DEL TEMPO, non riescono a controllare la realtà, non possiedono la prevedibilità; vivono in uno stato in cui non sanno prevedere cosa succede, sono guidati da PENSIERO MAGICO (significativo l’aneddoto di una bimba che chiedeva insistentemente lo yogurt in un momento improprio perché collegava la merenda con yogurt al momento in cui la mamma sarebbe venuta a prenderla a scuola); diventa critico ogni passaggio dal fare una cosa al farne un’altra.

Strategie: se ogni passaggio è difficile e delicato, si può avvertirli prima: “guarda che fra dieci minuti ritiriamo il puzzle e andiamo a dormire”

Il b. del primo caso non è riuscito a gestire la frustrazione (ed il castigo è stato un’ulteriore frustrazione!).

Meglio, in questi casi, dimostrare di comprendere il suo disagio: “Hai ragione, lo so che vuoi tanto finire il puzzle…”

Mai, invece: “non piangere, sei grande!”

Ma piuttosto: “vieni qui… cinque pezzi ancora…”

Spesso ci colpisce la teatralità dei B., ma c’è davvero un DOLORE DA GESTIRE; è necessario un rito di passaggio per elaborare il distacco da quello che stavano facendo prima.

Poi però NOI SIAMO I PILOTI e si va a dormire.

Si può proporre un’alternativa allettante, ma non deve essere vissuta come un premio.

Dare invece subito CONTENIMENTO e CONSOLAZIONE.

  • Secondo caso:

si scopre che il papà spesso concedeva di non mettere il dentifricio, il b. ha acquisito questa piccola abitudine.

I B. non hanno il PENSIERO REVERSIBILE, hanno bisogno di CERTEZZE. “Ma ti è già capitato di non metterlo? Per stasera lasciamo stare, ma poi lo diciamo al papà”

Non tiriamo troppo la corda: il pilota è pilota, ma esiste anche la negoziazione; resta il fatto che CHI DETTA LA REGOLA siamo NOI.

  • Terzo caso:

lasciamo che porti il gioco a scuola, è molto importante, è un aiuto ad uscire di casa perché permette di ricordare la casa, ma va regolamentato.

Ci deve essere un range tra cui scegliere; “scegli tra questi due”, non di più; si può anticipare la sera prima la scelta del gioco.

Il b. ha manifestato grande rigidità (“se non posso portarlo non lo porto, ma non esco di casa”), ha in questo momento un potere enorme.

Il messaggio può essere: “la maestra mi ha detto che non si può”

Si sceglie, ma tra due cose; scegliere tra tante è difficile; la scelta fra troppe cose genera ansia.

Sono emerse altre considerazioni:

  • Nel caso in cui i genitori facciano i turni di lavoro: aiutare i B. a costruirsi il senso del tempo, un ancoraggio che  permetta loro di avere un controllo; può essere un cartoncino colorato con i giorni della settimana e con la foto del papà sistemata in modo che aiuti a capire il turno del giorno
  • Minacce e ricatti non sono utili, se se ne fa un uso sistematico, il bambino impara per timore
  • Quando li sgridiamo, nella fascia di età da 0 a 6 anni, sgridiamoli toccandoli, chiedendo di guardarci negli occhi; i B. cercano CONTENIMENTO quando “danno di matto”: “la mamma ti aiuta… ci calmiamo un attimo?” e glielo diciamo abbracciandoli.
  • Cerchiamo di SPIEGARE sempre, i bambini temono che i legami si rompano
  • È emerso anche il problema importantissimo del sostegno alle neomamme dopo la nascita, spesso purtroppo trascurato dalle istituzioni. L’idea idealizzata della maternità che è fatta solo di gioia, le immagini degli spot pubblicitari che mostrano mamme fisicamente perfette serene e felici sempre, l’allattamento ritenuto indispensabile ma di cui si tacciono le difficoltà e le sofferenze…

  ”Una mamma normale –precisa la Dottoressa Anzaldi- se non

   prova anche più di una volta una sensazione di rifiuto,

   probabilmente è una mamma che ha qualcosa che non va…”

Abbiamo pensato che questo problema potrebbe rientrare tra i futuri progetti dell’amministrazione e delle agenzie educative, sanitarie e sociali del nostro territorio.

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Al termine, la dottoressa Anzaldi ha chiesto di definire con un aggettivo il sapore” della serata:

piacevole rassicurante

dolce

saporito

realista

normale rasserenante…. queste le sensazioni di alcuni dei presenti.