ERAVAMO COME VOI … DIVENTERETE COME NOI?

Stare nel “Per sempre”

26 Aprile, ore 21, presso la Scuola Media F.Tadini, aula magna.
relatori: Mauro Maggi e Michela Morgese (Gruppo Abele)

Discutendo con diversi ragazzi e ragazze nelle scuole superiori negli ultimi tempi ci è capitato di affrontare un tema di discussione piuttosto spinoso: il per sempre.

Il per sempre è fare una scelta per cui non si può più tornare indietro. Il per sempre è qualcosa che spaventa. Il per sempre fa tremare i polsi nelle relazioni, nel mondo del lavoro, nella scelta di un luogo dove vivere. Il per sempre è qualcosa che ha un inizio, ma anche un durante… che paura… lo “stare nel per sempre”.

Se pensiamo alle generazioni precedenti invece, il per sempre era un passaggio al mondo adulto. Un momento desiderato per uscire di casa. Il per sempre era un lavoro sicuro “a tempo indeterminato” (definizione che non c’era neppure all’epoca, si parla di tempo indeterminato proprio perché contrapposto a tutti i contratti che spezzettano il tempo lavoro di oggi).

Ma pensando alle generazioni ancora precedenti, il per sempre era ancora una cosa diversa: il per sempre veniva ancora prima del tempo delle scelte importanti, perché il per sempre era vivere la stessa vita dei propri genitori, e già prima che si diventasse adulti. L’essere donne o essere uomini era inserito socialmente in un solco comune trans-generazionale. Già si sapeva cosa si sarebbe diventati, tanto valeva accettarlo.

Oggi non si è per sempre la stessa persona.


26 aprile 2018

Relatore: Mauro Maggi
Operatore del Piano Giovani del Gruppo Abele
Mauro (che ha già condotto due incontri, lo scorso anno, per il ciclo “Sguardi Aperti”) lavora principalmente nelle scuole, con ragazzi e genitori, ed ha cercato di portare a noi quanto emerge ogni giorno dal suo lavoro “sul campo”.
La serata è stata intensa e partecipata, condotta in forma laboratoriale.
Come altre volte, trattandosi di attività in cui si sono messe in gioco le emozioni e le narrazioni personali, è difficile rendere la reale portata del messaggio.
Seduti in cerchio, ciascuno di noi ha scelto un foglio colorato; ci è stato chiesto di disegnare sul foglio la linea della nostra vita.
Al termine, ognuno ha commentato le proprie scelte, gli alti e i bassi della linea: nascita, episodi dell’infanzia, scuola, allontanamento dai genitori, matrimonio, figli….
Mauro ha portato il gruppo a confrontarsi sulle scelte; in particolare, ha fissato l’attenzione sulla prima uscita da casa, sulla eventuale vita da soli, sul lavoro come realizzazione…
Dal confronto è emerso un profondo dibattito.

Considerazioni e spunti di riflessione:
Noi proiettiamo nei confronti della nuova generazione un’idea che abbiamo in testa; le scelte non sono negative o positive a priori, dalla negatività si può risalire ed arrivare ad un equilibrio; in genere noi tendiamo ad evitare ai nostri figli il peso di una scelta
L’errore è occasione di crescita, ma spesso per i ragazzi l’errore è visto solo come negativo; non sempre posso proteggerli, ma devo sostenerli
Oggi non esiste contestazione nei confronti dei genitori; in passato contestavamo un unico modello che ci veniva imposto, oggi i giovani vivono in modo “fluido”, non confliggono con gli adulti perché questi non sono oppositivi
In passato, la contestazione univa alle altre persone, nel mondo di oggi la vita è vissuta su degli “scalini”
Potrebbe essere rappresentata così

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Non c’è nulla che ci unisce, pezzetti di vite frazionate, distanti, o in opposizione, in antagonismo.
Mancano eventi collettivi.
Al lavoro, non mi collego a te, ma sono antagonista.
Mi sento vivo quando vinco, arrivare secondo è impossibile.
Non ho un ideale (vedi alleanze di governo…).
In che cosa mi riconosco? Non c’è identità; mi riconosco solo quando sono vincente, vivo solo quando sono in alto; il mio UP è quando ho mille follower
I ragazzi vivono spesso sentimenti di ansia, angoscia, solitudine
Come nella sintassi… mentre l’ipotassi consiste in un periodo in cui tutte le frasi sono subordinate alla principale, pare che oggi si viva in un modo che più somiglia alla PARATASSI: sovrapposizione di frasi subordinate, senza collegamento; tutto è spezzettato, senza un continuum
Il ragazzo vive tutto nel presente, di volta in volta posso “cancellare il mio profilo”, ma come posso orientare il futuro?
La realtà dei NEET, ragazzi che non studiano e non lavorano, circa 2.500.000 di giovani; non si mettono in competizione; forse sono quelli che hanno capito? che hanno rotto la logica dell’essere uno contro l’altro?
Ma quando, oggi, si diventa grandi? Quando diventano grandi i movimenti politici? Quando farò un figlio (per i ragazzi di oggi, dopo i 35 anni..)?
In passato, di fronte ad un problema c’era una risposta collettiva, ora mi ritrovo in mezzo alla gente “per prendere l’aperitivo”
Non c’è più resilienza, non gliel’abbiamo trasmessa noi
I “paletti” segnati dai nostri genitori, sono quelli che ci hanno permesso di reagire
In assenza di valori, c’è un mondo che vede l’antagonista nel diverso
Che futuro diamo ai giovani che vivono solo nel presente? La narrazione può essere un modo per riuscirci
Ultimamente, i ragazzi non scrivono neppure più sui social per paura di esporsi, tendono a mettere solo foto
In Fb sono entrati gli adulti.. e i ragazzi scappano su Instagram
Spesso i genitori si sentono inadeguati, faticano ad accettare che il loro figlio non sia sempre il più bravo; sui figli proiettano se stessi: “mio figlio sono io”
Ci sono spazi enormi di lavoro: mettersi in discussione, aiutare i giovani a “collegare gli scalini”, lavorare sulla solitudine (i ragazzi sono sempre insieme ma sempre in antagonismo)
Il Gruppo Abele lavora anche sui Gruppi Whatsapp: tutti sono amministratori, con regole precise, poi si discute in classe.

Purtroppo, il tempo a noi concesso ci ha costretti ad interrompere il dibattito che i partecipanti avrebbero volentieri continuato; avremo comunque un secondo incontro (probabilmente a settembre) per approfondire una tematica così importante, delicata e complessa.