L’ANORESSIA GIOVANILE

Sensibilizzazione sul tema per i genitori: saper riconoscere i segnali della patologia emergente, essere pronti ad intervenire senza diventare complici ed ostaggi della stessa.

Nel vasto panorama delle psicopatologie nessuna ha come diretta conseguenza la morte del soggetto, fatta eccezione per l’anoressia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci presenta fin da subito un dato sconcertante: l’anoressia giovanile rappresenta la seconda causa di morte in età giovanile, dopo gli incidenti stradali.

Negli ultimi 15 anni si è osservato una notevole crescita dell’anoressia e
l’età in cui si manifesta il disturbo si è molto abbassata; il periodo puberale e la prima adolescenza sono sempre più frequentemente il momento d’insorgenza del disturbo nella sua forma più eclatante.

È la patologia più temuta da psicoterapeuti e psichiatri e genitori, tanto quanto profondamente amata da chi ne è vittima: per comprenderlo, basta digitare pro ana su Google scoprendo così molti gruppi di discussioni tra ragazze che attraverso consigli su come ingannare gli altri e controllare i crampi della fame, si aiutano reciprocamente a perdere peso e ad evitare di essere costrette a abbandonare questa, da loro percepita, sublime condizione. Di fatto questo desiderio di rimanere vittime della patologia non è così incomprensibile come può sembrare: la forte restrizione alimentare comporta, infatti, modificazioni biologiche tra cui un aumento della produzione di endorfine che suscita i medesimi effetti derivanti dall’uso di cocaina, cioè un profondo benessere e stati di piacevole eccitazione.

Al contrario di come ingenuamente si pensi, l’anoressia è una malattia antica, comune nelle nobildonne per distinguersi dalla plebe e nelle religiose più devote a Dio. E’ il simbolo della ricerca del controllo totale su di sé dell’astinenza come mezzo per raggiungere l’estasi ed innalzarsi al di sopra degli altri, controllando qualcosa che risulta irresistibile a tutti: il cibo ed il piacere.

Ad oggi, inoltre, il fenomeno è amplificato dall’effetto della desiderabilità sociale, a causa dell’influenza esercitata dalla moda che propone sulle passerelle un ideale di bellezza anoressoide ed unisex. Sappiamo come la pubblicità di un modello estetico non può essere ininfluente per i teenager che si affacciano alle relazioni interpersonali dove il look aderente a ciò che è di tendenza svolge un importante ruolo di rassicurazione nel momento dell’esposizione sociale.

L’obiettivo dell’incontro è quello di sensibilizzare i genitori sul tema al fine di renderli capaci di riconoscere i segnali della patologia emergente e di conseguenza pronti ad intervenire senza diventare complici e ostaggi della stessa.

L’INCONTRO

 

Nel vasto panorama delle psicopatologie, nessuna ha come diretta conseguenza la morte del soggetto, fatta eccezione per l’anoressia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci presenta fin da subito un dato sconcertante: l’anoressia giovanile rappresenta la seconda causa di morte in età giovanile, dopo gli incidenti stradali.

L’anoressia giovanile è quindi una delle psicopatologie che più spaventano, non solo le persone comuni, ma anche i terapeuti.

Nel centro di Arezzo, fondato dal Prof. Giorgio Nardone, la terapia adottata è frutto dell’esperienza clinica, della ricerca sul campo, “ricerca/intervento” basata sullo studio di migliaia di casi.

Nardone riceve ogni giorno 20/25 casi, in sedute brevi e incisive.

Si tratta soprattutto di ragazze, anche se ultimamente i maschi sono in aumento; per semplicità qui se ne parla al femminile.

L’esordio è sempre più precoce, spesso già intorno agli 11/12 anni si diagnostica l’anoressia a tutti gli effetti.

Si tratta di preadolescenti e adolescenti; d’altra parte, l’adolescenza è oggi un’età che si sta dilatando sempre più.

Si parla di “adolescenza ritardata”, oltre la maggiore età, anche fino a 30/35 anni, oltre le tempeste emotive e fisiche; diventare adulti con la maggiore età non è così scontato.

Il protocollo terapeutico è riferito ai minorenni, ma lo si adotta anche dopo i 18 anni; anche il trattamento familiare va oltre la maggiore età

La percentuale di prognosi nefaste è elevatissima: arriva al 15%, segnale preoccupante di fallimento terapeutico

Importante valutare la rapidità con cui la ragazza perde peso, nell’arco di due/tre mesi; è un dimagrimento visibile, con un indice di massa corporea che scende al di sotto del 17

Che cos’è per noi? Astinenza che porta a restrizioni alimentari

Il nostro è un modello di ricerca che non prevede lo studio causale, bensì l’osservazione di come si costruisce la malattia: astinenza reiterata dal cibo, prima da quello ipercalorico poi esteso a tutti i cibi

Le ragazze costruiscono su di sé un’armatura, dimostrando forza e imperturbabilità

L’obiettivo iniziale è dimagrire; poi le ragazze scoprono che non solo perdono peso, ma tutta la loro sensibilità diventa meno perturbabile, più forte; a gratificare non è solo il peso gradevole, ma si sentono invincibili

Quando va sottopeso, il corpo produce endorfine, ci si sente attivi e forti, invincibili, galvanizzati da un’energia inesauribile

Le ragazze vengono affascinate e persuase anche attraverso la rete, i video di ragazze che insegnano come raggiungere l’Eden con l’astinenza e l’ascesi: “se sei magra sei più bella”, si eleva il soggetto ad un mondo paradisiaco, “ottengo qualcosa che altri non possono ottenere”

Dare solo la causa ai fattori familiari è riduttivo

Negli anni 70, nella ricerca sistemico/razionale, si sosteneva che le cause erano da ricercare nella famiglia

Oggi: spesso nella famiglia non si trova nulla di patologico, nessun trauma rilevante

Oggi: spesso le ragazze sono influenzate semplicemente da un blog, si parla di influenza sociale; altamente pericolose sono le community: gruppi di appartenenza per cui essere anoressici è un pregio; è molto importante, in questo caso, l’attenzione delle famiglie

Notevole anche l’influenza della pubblicità, il canone estetico di modelle/i che vediamo nelle sfilate di moda e che nella maggior parte dei casi sono “disordini alimentari che sfilano”; nella moda, sempre più sottile è la differenza tra maschio e femmina; per una giovanissima il canone di bellezza è distorto, le più sensibili cadono nella trappola

Se non sempre la famiglia può avere la responsabilità, diventa però responsabile nel mantenimento della patologia

Spesso la famiglia non è in grado di intervenire

Oggi, la maggior parte delle famiglie presenta due tipi di modello:

  1. Iperprotettivo: mai nessuna difficoltà, tanto amore, sostituzione
  1. Democratico/permissivo: assenza di gerarchie all’interno della famiglia, genitori incapaci di dare regole, “migliori amici”; manca autorevolezza, quando poi si tenta di imporre una regola, è troppo tardi

Così si rischia il mantenimento della patologia: paura di imporsi, vergogna nel chiedere aiuto, fallimento…

Con la nostra incapacità di agire, permettiamo loro di farsi del male

La PBS (Psicoterapia Breve Strategica) non consente che il figlio venga semplicemente affidato al terapeuta, ma prevede il trattamento familiare: la terapia non si avvia se i genitori non smettono di essere ostaggio del problema,i genitori vengono inchiodati alle loro responsabilità

Con le minorenni è più facile: di fronte ad un rischio di patologia medica, i genitori sono obbligati per legge alla difesa della salute fisica

Il primo accordo genitoriale: “aiutaci ad aiutare la ragazza e, se scende di peso in modo preoccupante, devi portarla in ospedale”; la paziente non ha più il potere di gestire tutto

I primi che assecondano i figli nella dieta, sono proprio i genitori: complici, all’inizio, assecondano; non sempre si va nell’anoressia, ma spesso sì

Non sempre c’è una causa più profonda, spesso l’esordio è proprio con la dieta

Si inizia dai cibi che fanno ingrassare, poi l’alimentazione diventa via via sempre più restrittiva, non equilibrata, diventa astensione esagerata con una rapida perdita di peso

I genitori, in accordo con lo psicoterapeuta, devono minacciare il ricorso all’ospedale, dove “ti metteranno la flebo, gonfiandoti per recuperare il peso in tempi rapidi”

Il trattamento dell’anoressia adulta è invece completamente diverso

Dopo il coinvolgimento dei genitori, si inizia ad usare con le ragazze un linguaggio suggestivo ed evocativo, non un discorso razionale: il ragionamento non è in grado di scardinare l’armatura

Le anoressiche sono molto manipolative, controllano se stesse e gli altri

Quando il genitore vede che la figlia è in pericolo, poche parole, deve mettersi nella posizione gerarchica: “Io decido per te!”; non si può ragionare e convincerla, si deve obbligarla; spesso i genitori arrivano quando già la ragazza è a rischio di vita

La fatica dei genitori è grande: non dovrebbero perdere mai la gerarchia, “non sono il migliore amico di mia figlia”: è un tema fondamentale

Bisogna evitare di assecondare e proteggere

Quando si arriva dal terapista che la ragazza è già in pericolo, può essere tardi: sotto un certo peso, non metabolizza più, deve essere ospedalizzata

La PBS utilizza un linguaggio evocativo/suggestivo: si tratta di risvegliare i sensi sopiti; le pazienti non sentono più nulla, sono come anestetizzate; l’armatura che si sono costruite, permette di non sentire le emozioni, dà tantissima energia

Occorre creare la paura dell’ospedale, l’alternativa è scegliere una terapia più graduale: si sottopone la ragazza ad una scelta

Se si arriva alla “morte metabolica”, anche se ti alimenti non ce la fai: allora non si può più scegliere e lo psicoterapeuta non può più intervenire

Dopo l’accordo con la famiglia, il terapeuta cerca di risvegliare il piacere del cibo, a livello di fantasia, di visualizzazione

Fantasia magica: “che cosa ti piacerebbe mangiare se non avessi paura di ingrassare?”; è una comunicazione suggestiva sui cibi piacevoli, che crea un’attivazione della sensibilizzazione… “come ti piace la pizza? immagina, descrivi…”

Si tratta quindi di risvegliare le sensazioni piacevoli, di rompere l’armatura costruita con l’astinenza

Quale altro compito del genitore? I cibi concordati: il genitore deve rimanere lì, quando la ragazza mangia ed operare un controllo sulla dieta stabilita con il terapeuta

Le pazienti hanno una “lente deformante”: più dimagriscono più si sentono grasse, continuano ad astenersi perché non vedono mai il risultato; la quantità di cibo assunto è per loro deformata, quindi va controllata

La presenza dei genitori ricrea il loro ruolo, è fattore elettivo per l’efficacia della terapia; il ricovero in cliniche specializzate non è il trattamento elettivo, anche perché spesso le ragazze ricoverate si condizionano vicendevolmente

Il terapeuta ha la funzione di convincere alla dieta, ma il genitore deve uscire dalla trappola di ostaggio e complice

La terapia ha forme differenti: ogni problema rivela un mistero svelato dalla sua soluzione; le tecniche sono selezionate dall’efficacia terapeutica

 

INTERVENTI E DOMANDE DEL PUBBLICO:

 

“Quando si può parlare di anoressia? Ci sono esempi di asceti e saggi (Gandhi, per esempio) che praticavano l’astinenza; si può vivere anche non mangiando; a volte le diagnosi possono non essere corrette”

R: La PBS non fa diagnosi, non certifica le pazienti(se non necessario per la scuola), certificare significherebbe infliggere una condanna, portare le pazienti ad  un’identità con la malattia; l’astinenza può essere un modello anche positivo, ma ci vogliono altri strumenti, non è il caso dell’anoressia giovanile

“Ci si deve preoccupare quando in preadolescenza la ragazza inizia a selezionare i cibi?”

R:La selezione dei cibi in preadolescenza è un primo segnale di allarme; il genitore deve osservare quanto è rigido il controllo e stabilire dei patti: “non mangi questo, ma mangi qualcosa che ti dico io”

“Il ricorso al vomito?”

R:Il “Vomiting” è una patologia differente, trattata con interventi diversi da quelli adottati per l’anoressia pura: si tratta del piacere perverso di mangiare e vomitare che arriva ad assumere una connotazione di intensa piacevolezza.

Domanda di un’insegnante:

“Come dare aiuto a famiglie con gravi situazioni sociali che si ostinano a negare i problemi, spesso per paura dell’intervento dell’assistente sociale?”

R:Si possono aiutare i genitori, prospettando il pericolo futuro, sgravandoli nello stesso tempo da ogni senso di colpa “E’ buono quello che fate, ma…”, far leva su una paura peggiore

“Su quali emozioni posso far leva oltre alla paura?”

R: Bisogna essere buoni modelli, ma essendo umani, anche i genitori hanno dei limiti

“Si tratta di un problema sociale, abbiamo perso l’essenza delle cose; dove c’è povertà, non esistono i disturbi alimentari”

R: vero! un tempo si usavano le tecniche paradossali: si interveniva vietando il cibo stesso, ad oggi pare una tecnica meno efficace

PER CONCLUDERE:

Non ci chiediamo il perché, ci chiediamo: “la terapia funziona o no?”

La PBS registra l’80% di guarigioni, ha la maggior quantità di successo rispetto ad altre terapie, nel breve e lungo termine

Il farmaco per l’anoressia non esiste

Il modello della PBS parte in America, da Palo Alto, poi elaborato in Italia da Giorgio Nardone

A chi volesse approfondire si consiglia la lettura del testo:

L’anoressia giovanile   di Giorgio NardoneElisa Valteroni

LA RELATRICE:

Elena Boggiani, psicologa – psicoterapeuta, è iscritta all’ordine degli Psicologi della Lombardia (n. 7884) ed è abilitata all’esercizio della psicoterapia (art. 3 L.56/89).

Dopo la laurea in Psicologia, con indirizzo clinico e di comunità, conseguita con il massimo dei voti (110/110) presso l’Università degli Studi di Padova, si è specializzata in Psicoterapia Breve Strategica presso la Scuola di specializzazione di Arezzo, diretta dal Prof. Giorgio Nardone e riconosciuta dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica.

Docente di Tecnica della Psicoterapia Breve Strategica sia presso la scuola di specializzazione quadriennale di Arezzo, sia ai master di specializzazione biennali in Italia e all’estero. Svolge supervisione ai corsi di “Attualizzazione e Supervisione Clinica in Terapia Breve e Strategica” a Madrid e Barcellona.

E’ Ricercatore al Centro di Terapia Breve Strategica di Arezzo e co – autrice con Elisa Balbi, Dolci Michele e Giulia Rinaldi di “Adolescenti violenti, contro gli altri contro se stessi”, Ponte alle Grazie, 2009, Milano (Ed. spagnola, 2012, “Adolescentes violentos”, Editorial Herder, Barcellona).

E’ responsabile dello studio di Novara, Psicoterapeuta Ufficiale del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, dove svolge attività di psicoterapia.

Relatrice in diversi seminari in Sud America: nel 2009 Bogotà – Colombia “Miedo panico fobias”; nel 2010 Bogotà  – Colombia “Como curar en tiempo breve Anorexia, Bulimia y Vomiting”; 2011 Bogotà – Colombia “Las caras de la obsesion”; San Josè – Costa Rica “Miedo Panico Fobias y Obsesiones: crusando las fronteras de la ansiedad. Tecnicas avanzadas de Terapia Breve Estrategica” – Seminario – San Josè, Costa Rica.

Inoltre ha partecipato come relatrice al secondo Convegno mondiale del Brief Strategic  and Systemic Therapy World Network “La magia delle parole e dei gesti”, svoltosi a Firenze il 15 – 19 Ottobre 2014.