L’altra faccia del Web

8 FEBBRAIO – 20:45
Le altre criticità della Rete che oggi rappresentano un rischio sia per i “Nativi” che per gli “Immigrati” digitali: CYBERCRIME, GIOCO D’AZZARDO ON LINE, DIPENDENZA DAL WEB.

L’altra faccia del web

Le altre criticità della rete

8 febbraio 2017

 

La vastità del discorso e la scelta dei relatori di dare spazio agli interventi (numerosi ed interessanti) del pubblico hanno impedito la trattazione di tutti gli argomenti; il gioco d’azzardo on-line e la dipendenza sono stati solo sfiorati.

I contenuti si sono rivelati di grande interesse, la conduzione sempre vivace, coinvolgente, profonda, contraddistinta da grande competenza.

Relatori: Riccardo Querini (digital life advisor) e

         Stefano Rizzi (vice presidente dell’Associazione

         Icaro: esperto di sicurezza informatica e counselor).

 

L’ALTRA FACCIA DEL WEB

 

  • Non possiamo scegliere ciò che appare sul web; anche su Fb: quale la logica delle visualizzazioni? persone vicine a me?.. non sempre; ci sono sempre relazioni? … anche no…
  • Analogo sito per il nostro Paese: Italiaora

 

  • Quale la sensazione che ci provoca il veder scorrere questa massa enorme di dati? Risposta dei presenti:

Caos… ansia… volatilità… fastidio… incredulità… difficoltà di elaborazione per la quantità incredibile di dati… Abbiamo la sensazione che tutto ciò che facciamo passi per la rete, che tutto sia sotto controllo

  • Se proviamo a leggere i dati in modo più critico, possiamo chiederci: “ma perché proprio quella sequenza?”; anche una sequenza di dati,che può apparire del tutto oggettiva, presuppone una scelta: se viene rappresentato un dato piuttosto che un altro si può “influenzare” chi legge
  • Cinque anni fa, un gruppo di ricercatori e scienziati di Facebook ha fatto un esperimento sul “contagio emotivo” a distanza (poi dichiarato pubblicamente, chiedendo anche scusa): hanno alterato per un’intera settimana l’algoritmo che determina cosa viene mostrato nella bacheca di 700.000 utenti, che sono stati divisi in due gruppi.  Ad uno dei due gruppi venivano mostrati post positivi, con parole come “amore”, “bello”, “dolce”, mentre all’altro apparivano post negativi, con parole come “antipatico”, “dolore”, “brutto”. E’ risultato che i due gruppi hanno reagito a loro volta postando messaggi dal contenuto negativo o positivo a seconda dei post che avevano ricevuto.
  • Pur non volendo parlare di complotti, dietro la vittoria di Trump (e forse della Brexit) c’è (la notizia è confermata) una società, “Cambridge Analityca”, che raccoglie dati sui cittadini; la strategia di Trump pare sia stata quella di dire tutto e il contrario di tutto per lasciare poi agli esperti di social il compito di far arrivare il messaggio a ciascuno in modo differente, a seconda di ciò che volevano sentirsi dire
  • Uno studio sulla personalità realizzato ricavando le informazioni da Facebook dichiara che:
  • Con 10 like, il test presume di conoscerci meglio dei colleghi di lavoro
  • Con 70/75, meglio del nostro migliore amico
  • Con 250/300, meglio del partner
  • Intorno a 1000, meglio di noi stessi!
  • Le “bufale”: notizie false (anche se mai completamente); poi magari vengono ritirate, ma intanto hanno influenzato gli utenti, questo è “il gioco”
  • I vari post che mi procurano un’emozione: “perché devo sottopormi a questa emozione che non è mia?”; posso scegliere se diffonderla o no, ma intanto sono già coinvolto
  • Come faccio a capire se davvero ho deciso io?
  • Il fenomeno non è nuovo; già Thomas Edison, alla nascita dell’era industriale, affermava: “Cercherò di capire cosa sta richiedendo la gente e poi proverò ad inventarlo”.

Nel 1957, Vance Packard ha pubblicato  The Hidden Persuaders, in cui identificava otto bisogni latenti, inclusi il bisogno del consumatore di amare e di essere amato e la bramosia di potere, che i pubblicitari potevano impiegare per creare la domanda associata ai propri prodotti

    • Oggi però la rete amplifica ancora di più il fenomeno; la pubblicità non è più generalista, ma individuale; permette una “profilazione” dell’utente
    • Prima dell’avvento dei social, Internet era solo una grossa libreria; oggi non sappiamo le logiche con cui si scelgono le informazioni: se faccio una ricerca su Google, scelgo un sito e trovo una determinata informazione; se ne scelgo poi un altro che mi conferma la prima informazione, mi convinco che quella è la verità assoluta
    • Noi, “immigrati” digitali, sappiamo ancora incrociare le informazioni, ma i “nativi” no
  • Politici, dirigenti, economisti hanno perfettamente compreso il potere dei dati
    • Apple ha pubblicizzato molto un iPhone 6s, vantando il minor consumo di batteria; si è poi scoperto che ha aggiunto un processore con una funzione che “ci segue” e permette di sapere tutto quello che facciamo
    • Criminali, attivisti, governi usano questi sistemi per introdurre virus in qualunque dispositivo
  • “Noi siamo dati”: qual è il nostro WI-FI? Lo possono trovare? Sanno dove abito? Esiste un sito che mostra, nelle grandi città, la posizione di tutti gli utenti dei social in tempo reale
  • Evoluzione delle password: prima i numeri, poi le impronte, ora anche la voce, il sorriso… posso modificare una psw numerica, ma non la mia impronta o il mio sorriso (quantità biometriche): chi si impossessa della mia impronta ce l’ha per sempre; ogni dispositivo può essere sicuro oggi, ma domani?…
  • Quando la postale arresta qualcuno entra facilmente nel suo smartphone e trova tutto ciò che cerca
  • Poi c’è Il Web sommerso (o Deep Web)

Da Wikipedia:

“ spesso erroneamente confuso con il Dark Web (che è invece riferito alla navigazione web in anonimato), è l’insieme delle risorse informative del World Wide Web non segnalate dai normali motori di ricerca. Il Deep Web, Web Sommerso o Invisibile è quella parte del World Wide Web non indicizzata dai comuni motori di ricerca. Di questa categoria fanno quindi parte nuovi siti non ancora indicizzati, pagine web a contenuto dinamico, web software e siti privati aziendali.

Il Dark Web è un sottoinsieme del Deep Web, solitamente irraggiungibile attraverso una normale connessione internet senza far uso di software particolari perché giacente su reti sovrapposte ad Internet chiamate genericamente “Darknet”. L’accesso a queste reti avviene tramite software particolari che fanno da ponte tra Internet e la Darknet. Uno dei più famosi è Tor che, oltre a fornire accesso all’omonima rete, garantisce l’anonimato all’utente, permettendogli di navigare anonimamente anche sul normale World Wide Web da uno dei nodi della rete Tor. Per spiegarlo è utile la metafora dell’iceberg: al di sopra del mare c’è la parte più piccola (ndr: solo il 4%), il web accessibile. Il grosso dell’iceberg, cioè il Deep Web, si trova invece sotto la superficie del mare. Infine ci sono le profondità marine, nelle quali si agita il mistero di internet e dove in pochi riescono a immergersi.”

Ne approfittano gli illegali: vendita di droga, di armi, di persone, pedopornografia…

CHE FARE?

   Osservazioni dei presenti:

  • Posso decidere cosa mettere, ma se sono controllato lo stesso…
  • Dire ai ragazzi di utilizzare i social solo per gioco, non postare cose personali
  • Il Web è nato in campo militare, pertanto potenzialmente pericoloso
  • Quanto è necessario che io sappia per tutelarmi? Per fare con i ragazzi un lavoro significativo?
  • Nella nostra scuola Media già è in atto un progetto di peer education: i ragazzi delle superiori, preparati allo scopo dall’iniziativa “Per Tommaso”, interagiscono con gli alunni affrontando il problema delle criticità del web

Consigli degli esperti:

  • Attenti al messaggio “veloce è bene”, ci è entrato ormai nella testa senza che noi più lo contestiamo
  • Il libro e lo spettacolo di Marco Paolini “Ausmerzen” ci portano a riflettere e a porci delle domande di fronte all’orrore del nazismo:

“Noi cosa avremmo fatto al loro posto? Quali sono i limiti della scienza e della genetica? Possiamo dimenticare come sono stati ottenuti molti dati scientifici che ancora oggi sono alla base degli studi in molti settori? In un periodo di crisi economica le prime risorse che vengono tagliate sono quelle dell’assistenza ai più indifesi.” (dal Corriere della Sera)

Un’attenzione quindi ai messaggi di chi può manipolare le nostre coscienze.

  Osservare quanto ci accade intorno: voglio poter dire di no,  non farmi condizionare.

  • Attenzione alle foto dei minori, mai postarle, specie se molto piccoli: vengono scaricate e pubblicate sui siti pedopornografici e diventano merce di scambio; anche se ai nostri bimbi e a noi non accade nulla, certamente va evitato
  • Insegnare ai ragazzi (e a noi stessi) a non reagire a tutto ciò che ci arriva: come gestisco la mia emozione? Provo a mettermi dall’altra parte? Penso prima di scrivere? Perché devo espormi parlando di me? Auto-osservazione.
    • Attenti alle reazioni di noi genitori; spesso i ragazzi non ci parlano dei loro problemi con la rete, perché temono di peggiorare la situazione: “i genitori si arrabbiano, ritirano lo smartphone, non capiscono, intervengono peggiorando le cose…”
    • Nella nuova legislazione sul cyber bullismo si parla di “diritto all’oblio”, ma l’intervento è difficilissimo: spesso non si sa dove materialmente sono finiti i dati, ci sono logiche dell’intelligenza artificiale che ancora non si controllano
  • Il punto di partenza siamo sempre e ancora noi: aiutare i ragazzi (e noi stessi!) ad aumentare la consapevolezza, il senso critico; capire che nulla è gratis (neanche il gioco più innocente); quando mi arriva l’informazione, la verifico
  • Dare sempre un esempio di coerenza
  • Dobbiamo fare da guida, dar loro le regole anche di questo particolare mondo
  • Equilibrare la visione della realtà: internet non è male in sé, è una grande opportunità, ma devo conoscerlo