La famiglia 4.0

18 GENNAIO – 20:45

Quando la velocità del Web sollecita il cambiamento in famiglia.
Comprendere come le nuove tecnologie condizionino le abitudini quotidiane dei ragazzi e delle loro famiglie e come si possa utilizzarle al meglio per una sana crescita familiare: INTERREALTÀ E CYBERBULLISMO.

Serata densa di contenuti, interessanti ed utili.

Relatori: Riccardo Querini (digital life advisor) e Giuseppe Napoli (psicoterapeuta).

CYBERBULLISMO

  • Spesso se ne parla a sproposito; è importante saperlo riconoscere, senza ricondurre ogni episodio al fenomeno, ma nello stesso tempo senza sottovalutarne i segnali; ecco ciò che lo contraddistingue:
  • Messaggi online violenti e volgari mirati a suscitare battaglie verbali in un forum.
  • Molestie: spedizione ripetuta di messaggi insultanti mirati a ferire qualcuno.
  • Denigrazione: sparlare di qualcuno per danneggiare gratuitamente e con cattiveria la sua reputazione.
  • Sostituzione di persona: farsi passare per un’altra persona per spedire messaggi o pubblicare testi reprensibili.
  • Inganno: ottenere la fiducia di qualcuno con l’inganno per poi pubblicare o condividere con altri le informazioni confidate via mezzi elettronici.
  • Esclusione: escludere deliberatamente una persona da un gruppo online per provocare in essa un sentimento di emarginazione.
  • Cyber-persecuzione: molestie e denigrazioni ripetute e minacciose mirate a incutere paura.
  • Doxing: diffusione pubblica via internet di dati personali e sensibili.
  • Minacce di morte
  • Grande è l’importanza di chi “sta intorno” al bullo, amici e spettatori: chi legge dà coraggio al bullo, il fenomeno non riguarda mai solo due persone (bullo e vittima) ma c’è corresponsabilità di tutta la “platea” che guarda e non interviene
  • Far comprendere ai ragazzi (e agli adulti) che ognuno deve prendere coscienza del fatto che se non interviene (segnalando il fatto, uscendo dal gruppo…)è responsabile, anche legalmente, di quanto “vede”
  • Bullismo e cyber-bullismo non sono la stessa cosa: in entrambi c’è “assenza di empatia”, l’incapacità di sintonizzarsi sulle emozioni dell’altro, ma nel cyber -bullismo in misura enormemente maggiore
  • E’ lo strumento ad amplificare il fenomeno: i sentimenti nella rete non hanno spazio, inoltre manca il linguaggio del corpo, fondamentale nella comunicazione (per compensare si sono inventate le “faccine”, ma spesso sono ingannevoli)
  • Nel bullismo c’è sempre un “prima” e un “dopo” (se l’episodio viene reso noto e stigmatizzato, finisce); nel cyber no: può continuare all’infinito, NULLA IN RETE SI CANCELLA; in rete non ci sono limiti di spazio e di tempo
  • Bisogna sfatare il mito dell’ANONIMATO e della CANCELLAZIONE: anche su ASK (social dove tutti sono anonimi)si può risalire a chi ha pubblicato (tutti hanno codici identificativi e di connessione) e nulla si cancella mai davvero, la rete “non dimentica”
  • Bisogna aumentare la consapevolezza nei ragazzi (e negli adulti!) che si illudono di inviare materiale “SOLO AD UN GRUPPO” di amici (ciascuno di loro avrà altri gruppi su cui potrà pubblicare) o che ritengono di non aver avuto l’INTENZIONE di far del male

INTERREALTA’

  • Spesso usiamo il termine “realtà virtuale”, ma non è corretto
  • Gli input digitali sono reali: i sentimenti che vivono i ragazzi sono reali; quando si connettono o usano il cellulare, i ragazzi stanno vivendo realmente una relazione, giocano, si incontrano, si rapportano con gli altri
  • Le realtà sono fuse, o non sono mai state diverse: ecco perché si parla di interrealtà
  • Quando poi i ragazzi passano al rapporto davvero “reale”, fisico, quando si trovano faccia a faccia, spesso nascono le ansie
  • FB, INSTAGRAM, WHATSAPP….

ricordiamoci che i nostri comportamenti sono quelli che critichiamo nei nostri ragazzi: la volgarità del linguaggio e delle immagini, i gruppi whatsapp di genitori che spesso portano ai conflitti scuola/famiglia, l’uso smodato del cellulare…

  • Questi strumenti portano a comportamenti simili per adulti e ragazzi: la compulsione a rispondere; la mancanza di inibizioni che, non avendo davanti a noi le persone, ci fa dimenticare la buona educazione; l’aumento di fenomeni come quello degli haters (coloro che odiano in modo violento e immotivato, nascondendosi spesso sotto un nickname); l’agire immediato senza pensare
  • Alcuni giornali hanno dovuto sospendere la possibilità di commenti; qualcuno chiede di eliminare ASK…
  • Le autorità spingono a dare le responsabilità ai provider, ma il controllo del materiale messo in rete è molto difficile, considerando che ogni minuto si realizzano tre ore di video, ogni minuto si scrivono 13 milioni di messaggi whatsapp…
  • Invece di arrivare alla censura, dobbiamo dare responsabilità alle persone che usano gli strumenti (come del resto è per ogni tipo di strumento)
  • Non conosciamo ancora bene le conseguenze che l’uso dei nuovi strumenti potrebbe avere sulla plasticità del nostro sistema nervoso: non siamo più in grado di attendere, dobbiamo dare immediata risposta agli stimoli…

CHE FARE?

  • Si parla di “FAMIGLIA 4.0”, la famiglia del futuro; gli adulti, pur essendo “immigrati” e non “nativi digitali”, conoscono gli strumenti che usano i ragazzi
  • I genitori devono CREARE UN PONTE con i loro figli, COMUNICARE , CAPIRSI, CONFRONTARSI: da un lato mettersi nelle mani dei ragazzi chiedendo loro di aiutarli a comprendere le dinamiche della rete e a loro volta fornire un supporto per segnalarne i pericoli
  • Se è vero che a Milano lo Smartphone arriva in quarta elementare, la richiesta di controllare il cellulare deve avvenire subito: impossibile richiederlo quando il ragazzo è più grande, se prima non lo abbiamo mai preteso
  • I ragazzi ci chiedono di ESSERCI, dobbiamo creare i presupposti affinchè si rivolgano a noi per avere consigli (su un litigio, su ciò che fa male, che provoca vergogna)
  • Bisogna contenere le proprie ansie, aiutandoli però a sviluppare un SENSO CRITICO, a capire come comportarsi in rete, a capire come non sia tutto lecito, a comprendere i limiti
  • Mettersi in ASCOLTO fin dall’inizio: quali sono le loro esperienze in rete?
  • Gli adulti vedono spesso solo i RISCHI, i ragazzi solo le OPPORTUNITÀ: si tratta di riequilibrare i due punti di vista
  • Si calcola (dati tratti dalla quotidiana esperienza con i ragazzi) che solo il 4% di loro racconti ai genitori le esperienze negative in rete, ma che ben il 50% vorrebbe avere consigli: se manca il “ponte”, se non hanno risposte, si rivolgono ancora alla rete per trovarle
  • E’ bene ricordare che noi adulti educhiamo soprattutto con l’ESEMPIO, dobbiamo quindi cercare COERENZA e non dare messaggi ambigui
  • Computer, tablet, cellulari… non sono che l’espansione digitale degli strumenti che già usavamo: è il nostro buon senso che fa sì che si possano utilizzare bene anche i nuovi strumenti
  • Rendiamo consapevoli i ragazzi: “quando pubblichiamo una foto su fb è come se la appendessimo in piazza, siamo davvero sicuri di volerlo?” Insegniamo loro a pensare prima di agire
  • Spieghiamo e ricordiamo che foto, video, scritti sul web non si cancellano
  • Cerchiamo di non riversare su di loro la nostra ansia; diamo loro FIDUCIA e dimostriamo anche di averla noi nei confronti degli altri
  • SOSPENDIAMO IL GIUDIZIO, creando uno spazio in cui possano confrontarsi alla pari con noi
  • Cerchiamo di comportarci come un “ELASTICO”, che a volte lascia che i figli si allontanino, ma che offre sempre una base sicura a cui poter tornare.